Libro VI [Sui vadimoni (E. VII. 17-24), 1]
[Coloro che siano costretti a dare garanti o promettano con giuramento o siano rimessi alla loro promessa (E. 18)]
71. D. 50.17.110pr. (Lenel 147)
Nel più è sempre contenuto anche il meno.
72. D. 50.17.110.1 (Lenel 148)
Nessuno appare idoneo ad accollarsi il debito di un altro, se non dietro garanzia.
73. D. 3.3.6 (Lenel 149)
È considerato presente sia colui che è nel foro sia colui che è in città sia colui che si trova negli edifici adiacenti alle mura della città:
74. D. 2.8.16 (Lenel 150)
Non si considera spergiuro chi promise con giuramento di presentarsi in giudizio, se venne poi meno alla promessa per una causa consentita.
75. D. 12.2.15 (Lenel 151)
Per il giuramento, bisogna che le persone del rango degli egregi e quelle impedite per ragioni di salute siano escusse a casa.
[De vadimonio concipiendo (E. 20)]
76. D. 6.1.6 (Lenel 152)
Si in rem aliquis agat, debet designare rem, et utrum totam an partem et quotam petat: appellatio enim rei non genus, sed speciem significat. Octavenus ita definit, quod infectae quidem materiae pondus, signatae vero numerum, factae autem speciem dici oportet: sed et mensura dicenda erit, cum res menÂsura continebitur, et si vestimenta nostra esse vel dari oportere nobis petamus, utrum numerum eorum dicere debebimus an et colorem? et magis est ut utrumque: nam illud inhumanum est cogi nos dicere, trita sint an nova. quamvis et in vasis occurrat difficultas, utrum lancem dumtaxat dici oporteat an etiam, quadrata vel rutunda, vel pura an caelata sint, quae ipsa in petitionibus quoque adicere difficile est. nec ita coartanda res est: licet in petendo homine nomen eius dici debeat et utrum puer an aduleÂscens sit, utique si plures sint: sed si nomen eius ignorem, demonstratione eius utendum erit: veluti â€?qui ex illa hereditate est’, â€?qui ex illa natus est’.
item fundum petiturus nomen eius et quo loci sit dicere debebit.nam illud... an nova] lust. (H. Kruger) - sit Mommsen
[St ex noxali causa agatur, quemadmodum caveatur (E. 21)]
77. D. 2.9.2 (Lenel 153)
Sed alio iure utimur, nam ex praecedentibus causis non liberatur noxae deditus: perinde enim noxa caput sequitur, ac si venisset. (1) Si absens sit servus, pro quo noxalis actio alicui competit: si quidem dominus non negat in sua potestate esse, compellendum putat Vindius vel [iudicio eum sisti] promittere vel iudicium accipere, aut, si nolit defendere, cauturum, cum primum potuerit, se exhibiturum: sin vero falso neget in sua potestate esse, suscepturum iudicium sine noxae deditione. idque Iulianus scribit et si dolo fecerit, quominus in eius esset potestate. sed si servus praesens est, doÂminus abest nec quisquam servum defendit, ducendus erit iussu praetoris: sed causa cognita domino postea dabitur defensio, ut Pomponius et Vindius scribunt, ne ei absentia sua noceat: ergo et actori actio restituenda est, perempta eo quod ductus servus in bonis eius esse coepit.
pro quo... competit] lust. (Lenel) cf. Krüger - iudicio eum sisti] vadimonium Paul. (Lenel): < > Krüger
[Su come deve essere redatto il vadimonio (E. 20)]
76. D. 6.1.6 (Lenel 152)
Se qualcuno esperisce l’azione reale, deve indicare la cosa e se chiede giudizialmente l’intero, o una parte e quanta; infatti, la denominazione â€?cosa’ qui non significa il genere, ma la cosa specifica. Ottaveno così precisa: si devono indicare con il peso le materie informi, con il numero quelle già misurate e contrassegnate, con la forma quelle lavorate; ma si dovrà indicare anche la misura, se la cosa viene in considerazione per la sua misura. Se chiediamo come nostre delle vesti, o pretendiamo ci debbano essere date, dovremo forse, di esse, indicare solo il numero o anche il colore? È preferibile che si indichino entrambi. Invece sarebbe sconveniente costrinÂgerci a dire se quelle vesti siano logore o nuove.
Anche per il vasellame, si incontrano difficoltà, quante ne vuoi, se debba esser detto solo â€?piatto’, o anche se sia quadrato, o rotondo o liscio o intagliato; cose queste che, nelle domande, è difficile aggiungere. NĂ© in questa materia si deve essere eccessivamente rigorosi: così, nella rivendicazione di un servo, certamente si deve dire il suo nome, e se sia un fanciullo o un adolescente, se sono in più di uno; ma se io ignoro il suo nome, per lui si dovrà usare un’indicazione: ad esempio, â€?quello che appartiene a tale eredità’, â€?colui che è nato da quella ’. Parimenti, colui che vorrà chiedere giudizialÂmente un fondo, dovrà indicare il nome di esso, e in quale località si trovi.[In che modo sia prestata la stipulazione di garanzia se si agisca per causa nossale (E. 21)]
77. D. 2.9.2 (Lenel 153)
Ma facciamo uso di un diverso diritto: infatti chi è stato oggetto di dazione nossale non viene liberato da precedenti cause, in quanto il fatto delittuoso segue il suo autore, così come se questo fosse stato venduto. (1) Ove sia asÂsente il servo per il quale a taluno compete l’azione nossale, se il padrone non nega che si trova in sua potestà, Vindio reputa che egli deve essere costretto a promettere che il servo compaia in giudizio o ad accettare egli stesso il giudizio, ovvero, se non vuole assumerne la difesa, che dovrà garantire mediante stipulazione di presentarlo appena gli sarà possibile; se invece falsamente neghi che si trovi in sua potestà, dovrà sostenere il giudizio senza possibilità di dazione nossale. E questo Giuliano scrive anche per il caso che abbia operato con dolo affinchĂ© non fosse in sua potestà. Ma se il servo è presente, mentre assente è il padrone, e nessuno assume la difesa del servo, sarà da condurre via su ordine del pretore: successivaÂmente però, previa cognizione della causa, si darà al padrone possibilità di assumerne la difesa, come scrivono Pomponio e Vindio, perchĂ© non gli nuoccia la sua assenza: conseguentemente va anche restituita all’attore l’azione, estintasi per il fatto che il servo condotto via era stato da lui acquisito come suo bene tutelato dal pretore.
78. D. 9.4.12 (Lenel 154)
Si bona fide possessor eum servum, quem bona fide possidebat, dimiserit, ne agi cum eo ex noxali causa possit, obligari eum actione, quae datur adversus eos, qui servum in potestate habeant aut dolo fecerint, quo minus haberent, quia per hoc adhuc possidere videntur.
79. D. 2.10.2 (Lenel 155)
Si actoris servus domino sciente et cum possit non prohibente dolo fecerit, quo minus [in iudicio] sistam, Ofilius dandam mihi exceptionem adversus dominum ait, ne ex dolo servi dominus lucretur, si vero sine voluntate domini servus hoc fecerit, Sabinus noxale iudicium dandum ait nec facÂtum servi domino obesse debere nisi hactenus, ut ipso careat: quando ipse nihil deliquit.
vadimonium Paul. (Lenel): < > Krüger
[De eo, per quem factum erit, quo minus quis vadimonium sistat (E. 23)]
80. D. 50.17.110.2 (Lenel 156)
Pupillus pati posse non intellegitur.
81. D. 50.17.110.3 (Lenel 158)
Ubi verba coniuncta non sunt, sufficit alterutrum esse factum.
82. D. 50.17.110.4 (Lenel 158)
Mulieribus tunc succurrendum est, cum defendantur, non ut facilius calumnientur
83. D. 26.8.17 (Lenel 157)
Si tutor pupillo nolit auctor fieri, non debet eum praetor cogere, primum quia iniquum est, etiamsi non expedit pupillo, auctoritatem eum praestare, deinde etsi expedit, tutelae iudicio pupillus hanc iac- turam consequitur.
78. D. 9.4.12 (Lenel 154)
Se il possessore di buona fede abbia allontanato il servo, affinchĂ© non si possa intentare contro di lui una causa nossale, è obbligato in base all’azione che è data contro coloro i quali abbiano in potestà un servo o che con dolo fecero in modo di non averlo, poichĂ© a causa di ciò si conÂsiderano possederlo ancora.
79. D. 2.10.2 (Lenel 155)
Se un servo dell’attore, essendone il padrone a conoscenza e non avendolo vietato pur poÂtendo, abbia operato con dolo perchĂ© io non compaia in giudizio, Ofilio afferma che contro il padrone debba essermi accordata eccezione, affinchĂ© il padrone non tragga lucro dal dolo del servo.
Qualora, invece, il servo abbia agito senza la volontà del padrone, Sabino afferma che debba essere data azione nossale e che l’operato del servo non debba nuocere al padrone se non solo fino al punto che, non avendo commesso alcun delitto, egli si privi del servo stesso.[Su colui a causa del quale sia avvenuto che qualcuno non presti il vadimonio (E. 23)]
80. D. 50.17.110.2 (Lenel 156)
Un pupillo non è considerato in grado di patire.
81. D. 50.17.110.3 (Lenel 158)
Quando le parole non sono congiunte, basta che si faccia l'una o l’altra cosa.
82. D. 50.17.110.4 (Lenel 158)
Si deve andare in soccorso delle donne, quando si tratta di difenderle, non vincolarle.
83. D. 26.8.17 (Lenel 157)
Se il tutore non voglia interporre l’autorizzazione per il pupillo, il pretore non deve costrinÂgerlo: in primo luogo, perchĂ© è iniquo che egli interponga l’autorizzazione, sebbene non convenga al pupillo; in secondo luogo, perchĂ©, anche se convenga, il pupillo consegue di questo danno mediante l’azione di tutela.
Liber VII
[De vadimoniis (E. VII.17-24), 2]
[Quibus ex causis vadimonia recuperatoribus suppositis fiant (E. 24)]
84. D. 48.6.9 (Lenel 160)
Armatos non utique eos intellegere debemus, qui tela habuerunt, sed etiam quid aliud nocere potest.
quid aliud F1: eos qui aliud quod F2: quidquid aliud Mommsen
85. D. 50.16.14pr. (Lenel 159)
Labeo et Sabinus existimant, si vestimentum scissum reddatur vel res corrupta reddita sit, veluti scyphi collisi aut tabula rasa pictura, videri rem �abesse’, quoniam earum rerum pretium non in substantia, sed in arte sit positum. item si dominus rem, quae furto sibi aberat, ignorans emerit, recte dicitur res abesse, etiamsi postea id ita esse scierit, quia videtur res ei abesse, cui pretium abest.
86. D. 50.16.14.1 (Lenel 161a)
�Rem amisisse’ videtur, qui adversus nullum eius persequendae actionem habet.
87. D. 4.1.5 (Lenel 161b)
Nemo videtur re exclusus, quem praetor in integrum se restituturum polliceatur.
re S cum B: e F
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- Libro X [Sui calunniatori (E. IX.36-38)]
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- CHAPTER VII
- CHAPTER VII COMMERCE
- CHAPTER VII. THE SLAVE AS MAN. COMMERCIAL RELATIONS APART FROM PECULIUM. LIABILITIES.
- Libro XII Nel dodicesimo libro la trattazione del giurista si sofferma sugli editti quod eo auctore qui tutor non fuerit (gestum [?]) esse dicatur (E. 43), ex quibus causis maiores viginti quinque annis in integrum restituuntur (E. 44), de lite restituenda (E. 45), de alienatione iudicii mutandi causafacta (E. 46), de restitutione heredum (E. 47 [?])[480].
- Libro V [Sulla proposizione della domanda giudiziale (E. VI.14-16)]
- Libro XI [Sulle reintegrazioni (E. X)]
- Libro XIII [Sulle assunzioni (E. XI)]
- Libro XIV [Sulla dazione dei garanti (E. XII.51)]
- Libro XVI [Sul testamento contrario ai doveri verso i congiunti]
- Libro XI [Sulle reintegrazioni (E. X)]
- Libro XV [Per quali cause non è opportuno che vi sia un giudizio preliminare (E. XIV)]