Libro IX [Sui cognitori, sui procuratori e sui difensori (E. VIII.1)] [Sui procuratori e sui difensori]
107. D. 46.3.51 (Lenel 178)
A chi sia delegato a ricevere i pagamenti, rimosso dall’incarico senza che il debitore ne abbia avuto conoscenza, si paga correttamente: infatti si paga a lui per volontà del titolare grazie alla quale, se chi paga non sappia sia mutata, viene liberato.
[A chi sia lecito agire in nome altrui (E. 29)]
108. D. 26.7.24 (Lenel 179)
Con decreto del pretore si suole costituire un attore a rischio del tutore tutte le volte in cui o siano estese le attività negoziali o lo richieda la dignità o l’età o le condizioni di salute del tutore: se tuttavia il pupillo non sia ancora in grado parlare per poter nominare un procuraÂtore, o sia assente, allora deve essere necessariamente costituito un attore. (1) Se a due conÂgiuntamente è stato permesso di gestire la tutela o dal genitore o da contutori o da magistrati, deve benevolmente ritenersi che sia permesso agire anche ad uno solo, perchĂ© due non posÂsono agire simultaneamente.
[A chi non sia lecito agire per altri o mediante altri (E. 30)]
109. D. 3.3.41 (Lenel 180)
Talvolta, previo svolgimento di un’istruttoria, si permetterà che le donne agiscano per i geÂnitori, se per caso la malattia o l’età glielo impediscano e non abbiano qualcuno che agisca.
110. D. 3.3.43pr.-1 (Lenel 181)
Mutus et surdus per eum modum qui procedere potest procuratorem dare non prohibentur [.· forsitan et ipsi dantur non quidem ad agendum, sed ad administrandum]. (1) Cum quaeretur, an alicui proÂcuratorem habere liceat, inspiciendum erit, an non prohibeatur procuratorem dare, quia hoc edictum prohibitorium est.
prohibetur F - forsitan... administrandum lust. (Faber): < > Krüger - queratur FbS
[De defendendo eo, cuius nomine quis aget, et de satisdando (E. 31)]
111. D. 3.3.43.2-6 (Lenel 185a)
In popularibus actionibus, ubi quis quasi unus ex populo agit, defensionem ut procurator praestare cogendus non est.
(3) Is, qui curatorem alicui praesenti petat, non aliter audietur nisi adulto consenÂtiente: quod si absenti, ratam rem eum habiturum necesse habet dare. (4) Poena non defendentis proÂcuratoris haec est, ut denegetur ei actio. (5) Si procurator agat et praesens sit absentis servus, Atilicinus ait servo cavendum, non procuratori. (6) Qui non cogitur defendere absentem, tamen si iudicatum solvi satisdedit defendendi absentis gratia, cogendum [procuratorem] iudicium accipere, ne decipiatur is qui satis accepit: nam eos, qui non coguntur rem defendere, post satisdationem cogi. Labeo causa cognita temperandum, et si captio actoris sit propter temporis tractum, iudicium eum accipere cogenÂdum: quod si aut adfinitas dirempta sit aut inimicitiae intercesserint aut bona absentis possideri coeÂperinthabet] satis ins. Haloander - Qui non cogitur] Cognitorem ins. Lenel - procuratorem del. Mommsen: sicut proÂcuratorem Paul.? an procuratorem del.? Lenel - sit] si F
110. D. 3.3.43pr.-1 (Lenel 181)
Al muto e al sordo non è proibito nominare un procuratore nel modo in cui possono farlo [: forse anche essi stessi possono essere nominati, non però per agire, ma per amministrare]. (1) Qualora venga chiesto se a qualcuno sia lecito avere un procuratore, si dovrà considerare se non gli sia proibito nominarlo, poichĂ© questo editto è proibitorio.
[Sulla difesa di colui in nome del quale qualcuno agisca e della garanzia da prestare (E. 31)]
111. D. 3.3.43.2-6 (Lenel 185a)
Nelle azioni popolari, dove qualcuno agisce come uno del popolo, non deve essere costretto ad assumere la difesa in qualità di procuratore. (3) Colui che chieda un curatore per qualcuno presente, non altrimenti sarà ascoltato che qualora l’adulto sia consenziente; che se per un assente, deve necessariamente prestare cauzione che quello ratificherà. (4) La pena per un procuratore che non assuma la difesa è questa, che gli viene negata l’azione.
(5) Se il procuratore agisca e sia presente lo schiavo dell’assente, Atilicino afferma che la cauÂzione debba essere prestata allo schiavo, non al procuratore. (6) Chi non è costretto a difenÂdere un assente, tuttavia, se per difendere l’assente ha offerto dei garanti per l’adempimento del giudicato, va costretto ad accettare il giudizio, affinchĂ© non venga tratto in inganno colui il quale ha ricevuto i garanti: infatti coloro i quali non sono costretti a difendere l’affare, dopo aver prestato i garanti, vengono costretti. Labeone afferma che, previo svolgimento di un’istruttoria, debba essere introdotto un temperamento e che, se per il decorso del tempo vi sia un pregiudizio per l’attore, debba essere costretto ad accettare il giudizio; se invece o sia venuta meno l’affinità o siano intervenute inimicizie o i beni dell’assente abbiano iniziato a essere posseduti112. D. 3.3.45 (Lenel 185b)
non cogendum. Sabinus autem nullas praetoris partes esse ad compellendum defendere, sed ex stipulatu ob rem non defensam agi posse: at si iustas causas habeat, cur iudicium accipere nolit, [fideiussores] non teneri, quia vir bonus arbitraturus non fuerit, ut qui iustam excusationem adferret, defendere cogeretur. sed et si satis non dedit, sed repromittenti ei creditum est, idem statuendum est. (1) Qui ita de publico agunt, ut et privatum commodum defendant, causa cognita permittuntur proÂcuratorem dare, et postea alius agens exceptione repelletur. (2) Si procuratori opus novum nuntiatum sit isque interdicto utatur â€?ne ei vis fiat aedificanti’, defensoris partes eum sustinere nec compelli cavere ratam rem dominum habiturum Iulianus ait, et si satisdederit, non animadverto, inquit Iulianus, quo casu stipulatio committatur.
at] sic S cum B: ac F - fideiussores] sponsores Lenel: < > Kruger - ei vis] sic SB: eius F
[Quibus municipum nomine agere liceat (E. 32)]
113. D. 50.16.18 (Lenel 184)
â€?Munus’ tribus modis dicitur: uno donum, et inde munera dici dari mittive: altero onus, quod cum reÂmittatur, vacationem militiae munerisque praestat inde immunitatem appellari.
tertio officium, unde munera militaria et quosdam milites munificos vocari: igitur municipes dici, quod munera civilia caÂpiant.dicitur] dici (Grotius) - mitti vel F2 - praestat del. Mommsen - munificos] munifices (Budaeus)
114. D. 3.4.4 (Lenel 182)
Plane ut duae partes decurionum adfuerint, is quoque quem decernent numerari potest.
115. D. 3.4.6pr.-2 (Lenel 183)
item eorum, qui in eiusdem potestate sunt: quasi decurio enim hoc dedit, non quasi domestica persona. quod et in honorum petitione erit servandum, nisi lex municipii vel perpetua consuetudo prohibeat. (1) Si decuriones decreverunt actionem per eum movendam quem duumviri elegerint, is videtur ab orÂdine electus et ideo experiri potest: parvi enim refert, ipse ordo elegerit an is cui ordo negotium dedit. sed si ita decreverint, ut quaecumque incidisset controversia, eius petendae negotium Titius haberet, ipso iure id decretum nullius momenti esse, quia non possit videri de ea re, quae adhuc in controversia
112. D. 3.3.45 (Lenel 185b)
non dovrà essere costretto. Sabino poi afferma che non rientri tra le funzioni del pretore coÂstringerlo a difendere, ma che si possa agire in forza della stipulazione per la mancata difesa; ma, se abbia giustificati motivi per non voler accettare il giudizio, i garanti non siano tenuti, perchĂ© un uomo onesto non avrebbe ritenuto che fosse costretto a difendere chi avesse adÂdotto una fondata giustificazione. Ma lo stesso deve essere stabilito anche se non diede dei garanti, ma si sia fatto affidamento sulla sua promessa. (1) A coloro che agiscono per un pubÂblico interesse, in modo tale da difendere anche un vantaggio privato, viene permesso, previo svolgimento di un’istruttoria, di dare un procuratore e, agendo un altro successivamente, sarà respinto con un’eccezione. (2) Se al procuratore sia stata fatta denuncia di nuova opera e costui si sia avvalso dell’interdetto â€?che non venga fatta violenza a chi costruisce’, Giuliano afferma che egli sostiene il ruolo di difensore e che non sia tenuto a prestare garanzia che il titolare ratificherà, e se abbia dato dei garanti - disse Giuliano - non vedo in quale caso la stiÂpulazione possa trovare applicazione.
[A chi sia lecito agire in nome dei membri di una comunità cittadina (E. 32)]
113. D. 50.16.18 (Lenel 184)
munus si impiega in tre differenti accezioni: nella prima come dono e da ciò si dice che vengono dati o inviati munera; nella seconda come onere, che, quando venga rimesso, comporta l’esonero dall’esercito e dai munera e da ciò si dice immunità; nella terza come uffiÂcio, da cui i munera militari e alcuni militari vengono chiamati munifices: dunque si chiamano municipes, perchĂ© assumono i munera civili.
114. D. 3.4.4 (Lenel 182)
Per stabilire se siano stati presenti due terzi dei decurioni può certamente essere conteggiato anche colui che eleggeranno.
115. D. 3.4.6pr.-2 (Lenel 183) parimenti di coloro che sono in potestà dello stesso : infatti lo ha dato in qualità di decurione, non come persona di casa. La qual cosa dovrà essere osservata anche nella richiesta di cariche pubbliche, a meno che non lo proibisca la legge municipale o un’ininterrotta consuetudine. (1) Se i decurioni hanno decretato che un’azione debba essere promossa da colui che sia stato scelto dai duumviri, costui si considera scelto dal consiglio e perciò può esperirla: importa poco infatti che lo abbia scelto lo stesso consiglio o colui al non sit, decreto datam persecutionem. sed hodie haec omnia per syndicos solent secundum locorum consuetudinem explicari. (2) Quid si actor datus postea decreto decurionum prohibitus sit, an exceptio ei noceat? et puto sic hoc accipiendum, ut ei permissa videatur, cui et permissa durat.
petendae] controversia eis, petendi Mommsen - sed hodie... explicari lust. (Faber): < > Krüger
[Quod cuiuscumque universitatis nomine vel contra eam agatur (E. 34)]
116. D. 3.4.6.3 (Lenel 186)
Actor universitatis si agat, compellitur etiam defendere, non autem compellitur cavere de rato. sed inÂterdum si de decreto dubitetur, puto interponendam et de rato cautionem.
actor itaque iste [procuratoris] partibus fungitur et iudicati actio ei ex edicto non datur nisi in rem suam datus sit. [et] constitui ei potest. ex isdem causis mutandi actoris potestas erit, ex quibus etiam [procuratoris]. actor etiam filius familias dari potest.procuratoris] cognitoris Lenel: < > Krüger - et] nec? Lenel - procuratoris] cognitoris Lenel: < > Krüger
[De negotiis gestis (E. 35)]
117. D. 3.5.6(7) (Lenel 187)
quia tantundem in bonae fidei iudiciis officium iudicis valet, quantum in stipulatione nominatim eius rei facta interrogatio.
118. D. 3.5.12(13) (Lenel 188)
Debitor meus, qui mihi quinquaginta debebat, decessit: huius hereditatis curationem suscepi et impendi decem: deinde redacta ex venditione rei hereditariae centum in arca reposui: haec sine culpa mea peÂrierunt. quaesitum est, an ab herede, qui quandoque extitisset, vel creditam pecuniam quinquaginta petere possim vel decem quae impendi. Iulianus scribit in eo verti quaestionem, ut animadvertamus, an iustam causam habuerim seponendorum centum: nam si debuerim et mihi et ceteris hereditariis quale il consiglio conferì l’incarico. Ma se avessero decretato così, che qualunque controversia fosse insorta, Tizio avesse l’incarico di agire, tale decreto sarebbe ipso iure privo di valore, non potendosi ritenere affidata con decreto la facoltà di agire in ordine a una questione, che non sia ancora oggetto di controversia. Ma oggi tutte queste cose sono solite essere compiute dai sindaci secondo la consuetudine dei luoghi. (2) Cosa accade nel caso in cui all’attore noÂminato venga poi rimosso con decreto dei decurioni, forse che gli nuocerà un’eccezione? E reputo che ciò debba essere inteso così, che gli sia permesso di agire solo nei limiti in cui il permesso perduri.
[Come si agisca in nome di una qualche collettività o contro di essa (E. 34)]
116. D. 3.4.6.3 (Lenel 186)
Se l’attore di una collettività agisca, viene costretto anche ad assumere la difesa, ma non è costretto a prestare cauzione per la ratifica. Talvolta, però, se vi siano dubbi sul decreto, riÂtengo che debba essere prestata anche la cauzione per la ratifica. Pertanto questo attore funge da cognitore e sulla base dell’editto non gli viene data l’azione da giudicato, a meno che non sia stato nominato nel suo interesse. NĂ© si può concludere con lui un costituto. Vi sarà la posÂsibilità di sostituire l’attore in forza delle medesime cause per le quali è possibile sostituire il cognitore. Può essere nominato attore anche un figlio in potestà.
[Sulla gestione d’affari (E. 35)]
117. D. 3.5.6(7) (Lenel 187)
poichĂ©, nei giudizi di buona fede, l’ufficio del giudice vale tanto quanto la domanda di ciò che è formulato espressamente nella stipulazione.
118. D. 3.5.12(13) (Lenel 188)
È deceduto un mio debitore, che mi doveva cinquanta, ho intrapreso la cura della sua eredità e ho speso dieci, poi ho riposto in uno scrigno il ricavato di cento dalla vendita di un bene ereditario. Questi cento sono andati perduti senza mia colpa. Si è posto il quesito se dall’erede, chi e quando qualcuno lo fosse divenuto, io possa pretendere la somma di cinquanta a mio credito o la somma di dieci che ho speso. Giuliano scrive che il problema consiste nel valutare creditoribus solvere, periculum non solum sexaginta, sed et reliquorum quadraginta me praestaturum, decem tamen quae impenderim retenturum, id est sola nonaginta restituenda. si vero iusta causa fuerit, propter quam integra centum custodirentur, veluti si periculum erat, ne praedia in publicum commitÂterentur, ne poena traiecticiae pecuniae augeretur aut ex compromisso committeretur: non solum decem, quae in hereditaria negotia impenderim, sed etiam quinquaginta quae mihi debita sunt ab herede me consequi posse.
quadraginta] milium ins. F1: del. F2 - retenturum] sic F3S: petentorum F1, petenturum F2 - periculum non solum quinquaginta, sed et reliquorum quadraginta me praestaturum, decem tamen, quae impenderim retenturum (deletis sequentibus id est sola nonaginta restituenda) Koehler - id esi... restituenda gl. (Lenel) - ne poena... aut] idem BS: ne fenus tr. pec. aug. aut poena Mommsen
119. D. 3.5.14(15) (Lenel 189)
Pomponius libro vicensimo sexto in negotiis gestis initio cuiusque [temporis] condicionem spectandam ait. quid enim, inquit, si pupilli negotia coeperim gerere et inter moras pubes factus sit? vel servi aut filii familias et interea liber aut paterfamilias effectus sit? hoc et ego verius esse didici, nisi si ab initio quasi unum negotium gesturus accessero, deinde alio animo ad alterum accessero eo tempore, quo iam pubes vel liber vel paterfamilias effectus est: hic enim quasi plura negotia gesta sunt et pro qualitate personarum et actio formatur et condemnatio moderatur.
negotiis gestis initio] negotiorum gestorum iudicio scr.? Lenel - temporis] idem B: temporis del. Mommsen
120. D. 3.5.17(18) (Lenel 190)
Proculus et Pegasus bonam fidem eum, qui in servitute gerere coepit, praestare debere aiunt: ideoque quantum, si alius eius negotia, gessisset, servare potuisset, tantum eum, qui a semet ipso non exegerit, negotiorum gestorum actione praestaturum, si aliquid habuit in peculio, cuius retentione id servari potest. idem Neratius.
Proculus et] sic S cum B£: proculset F2, proculire (emend. in proculsae) F1 - potest] potuit? Mommsen
121. D. 3.5.18(19).1-5* (Lenel 1032)
Scaevola noster ait putare se, quod Sabinus scribit debere a capite rationem reddend[u]m sic inÂtellegi, ut appareat, quid reliquum fuerit tunc, cum primum liber esse coeperit, non ut dolum aut culpam in servitute admissam in obligationem revocet: itaque si inveniatur vel malo more pecunia in servitute erogata, liberabitur. (2) Si libero homini, qui bona fide mihi serviebat, mandem, ut aliquid agat, non fore cum eo mandati actionem Labeo ait, quia non libera voluntate exsequitur rem sibi manÂdatam, sed quasi ex necessitate servili: erit igitur negotiorum gestorum actio, quia et gerendi negotii mei habuerit affectionem et is fuit, quem obligare possem. (3) Cum me absente negotia mea gereres, imprudens rem meam emisti et ignorans usucepisti: mihi negotiorum gestorum ut restituas obligatus non es. sed si, antequam usucapias, cognoscas rem meam esse, subicere debes aliquem, qui a te petat se io abbia avuto una giusta causa per mettere da parte i cento: infatti, nell’ipotesi in cui io avessi dovuto pagare sia me stesso sia gli altri creditori ereditari, io sopporterò il rischio non solo di sessanta, ma anche dei rimanenti quaranta, tuttavia potrò trattenere i dieci che ho speso, dovranno cioè essere restituiti solo novanta. Se al contrario vi sarà stata una giusta causa in forza della quale fossero custoditi integralmente i cento, come ad esempio se c’era il rischio che dei terreni dovessero essere restituiti allo Stato o che aumentasse la penale del denaro destinato ad un’operazione trasmarina o fosse applicata quella prevista in forza di un compromesso, posso conseguire dall’erede non solo i dieci, che ho speso nei negozi ereditari, ma anche i cinquanta che mi sono dovuti.
119. D. 3.5.14(15) (Lenel 189)
Pomponio nel ventiseiesimo libro afferma che nella gestione d’affari debba essere considerata la condizione personale di ciascuno al momento iniziale. Cosa accade infatti, disse, se io abbia intrapreso la gestione degli affari di un pupillo e nelle more sia diventato pubere? Oppure di quelli di un servo o di un figlio in potestà e nel frattempo sia diventato libero o padre di faÂmiglia? Anch’io ho imparato che questo è più corretto, a meno che inizialmente io non mi sia intromesso come per gestire un solo affare, poi, con un’altra intenzione, non mi sia introÂmesso in un altro, in un momento in cui sia già diventato pubere o libero o padre di famiglia: in questo caso infatti è come se fossero stati gestiti una pluralità di affari e l’azione viene moÂdellata e la condanna viene commisurata anche in ragione della qualità delle persone.
120. D. 3.5.17(18) (Lenel 190)
Proculo e Pegaso affermano che colui che, mentre era servo, ha cominciato la gestione, deve risponderne secondo buona fede; e perciò chi non abbia riscosso da se stesso, tanto dovrà prestare in forza dell’azione di gestione d’affari, quanto avrebbe potuto ricevere un altro che avesse assunto la gestione d’affari di quello, se pure nel suo peculio ebbe qualcosa attraverso la cui ritenzione ciò avrebbe potuto essere riscosso. Lo stesso Nerazio.
121. D. 3.5.18(19).1-5 (Lenel 1032)
Il nostro Scevola afferma di ritenere che ciò che Sabino scrive, che si deve rendere il conto dall’inizio, sia interpretato così che risulti cosa sia rimasto allorquando cominÂciò ad essere libero, non perchĂ© possa essere obbligato a rispondere per il dolo o per la colpa commessi in servitù; e così sarà liberato anche se si venga a conoscenza che durante la servitù abbia erogato del denaro comportandosi male. (2) Se io dia mandato di fare qualcosa a un uomo libero che si considera in buona fede mio schiavo, Labeone afferma che non si darà contro di lui l’azione di mandato, perchĂ© esegue l’incarico affidatogli non per libera volontà, ma come è necessario per chi sia schiavo; si darà dunque l’azione di gestione di affari, poichĂ© aveva avuto l’intenzione di gestire un mio negozio e si trovava in una condizione tale che io meo nomine, ut et mihi rem et tibi stipulationem evictionis committat: nec videris dolum malumfacere in hac subiectione: ideo enim hoc facere debes, ne actione negotiorum gestorum tenearis. (4) Non tantum sortem, verum etiam usuras ex pecunia aliena perceptas negotiorum gestorum iudicio praestabimus, vel etiam quas percipere potuimus. contra quoque usuras, quas praestavimus vel quas ex nostra pecunia percipere potuimus quam in aliena negotia impendimus, servabimus negotiorum gestorum iudicio. (5) Dum apud hostes esset Titius, negotia eius administravi, postea reversus est: negotiorum gestorum mihi actio competit, etiamsi eo tempore quo gerebantur dominum non habuerunt.
* Idem (scil. Paulus) libro secundo ad Neratium - §§ 1-5 videntur ex Pauli l. IX ad edictum excerpta esse (Cuiacius), idem aestimavit Lenel I, 1141, adn. 1 - debere quod Sabinus scribit Mommsen - reddendum] reddendam F3S - tunc Fa: tuncum Fb - usucepisti] sic F1S: suscepisti F2 - rem] recipiat ins. Mommsen - committat] sic dett.: com- mitit F1Pa, committet F2 - quas S: om. F
122. D. 3.5.20(21) (Lenel 191)
Nam et Servius respondit, ut est relatum apud Alfenum libro trigensimo nono digestorum: cum a LuÂsitanis tres capti essent et unus ea condicione missus, uti pecuniam pro tribus adferret, et nisi redisset, ut duo pro eo quoque pecuniam darent, isque reverti noluisset et ob hanc causam illi pro tertio quoque pecuniam solvissent: Servius respondit aequum esse praetorem in eum reddere iudicium. (1) Qui negotia hereditaria gerit, quodammodo sibi hereditatem seque ei obligat: ideoque nihil refert an etiam pupillus heres existat, quia id aes alienum cum ceteris hereditariis oneribus ad eum transit. (2) Si vivo Titio negotia eius administrare coepi, intermittere mortuo eo non debeo: nova tamen inchoare necesse mihi non est, vetera explicare ac conservare necessarium est. ut accidit, cum alter ex sociis mortuus est: nam quaecumque prioris negotii explicandi causa geruntur, nihilum refert, quo tempore consummentur, sed quo tempore inchoarentur. (3) Mandatu tuo negotia mea Lucius Titius gessit: quod is non recte gessit, tu mihi actione negotiorum gestorum teneris non in hoc tantum, ut actiones tuas praestes, sed etiam quod imprudenter eum elegeris, ut quidquid detrimenti neglegentia eius fecit, tu mihi praestes.
redisset] sic dett. cum B: redidisset FS - quod] quando? Mommsen - praestes] praetes F
123. D. 17.1.40 (Lenel 192)
Si pro te praesente et vetante fideiusserim, nec mandati actio nec negotiorum gestorum est: sed quidam utilem putant dari oportere: quibus non consentio, secundum quod et Pomponio videtur. potessi obbligarlo. (3) Se, amministrando i miei affari mentre io ero assente, hai comprato una cosa mia senza saperlo e, continuando a ignorarlo, la hai usucapita, non sei obbligato a restituirmela in base alla gestione di affari. Ma se, prima di usucapire, vieni a conoscenza che la cosa è mia, devi farti sostituire da qualcuno che la rivendichi da te in mio nome, in modo tale che assicuri la cosa a me e renda efficace per te la stipulazione per l’evizione; nĂ© risulta che tu agisca con dolo per questa sostituzione, infatti perciò devi farlo, per non essere tenuto con l’azione di gestione di affari. (4) Nel giudizio di gestione di affari presteremo non solo il capitale, ma anche gli interessi riscossi dal denaro altrui o anche quelli che avremmo potuto percepire. Viceversa nel giudizio di gestione di affari conseguiremo anche gli interessi che prestammo o che avremmo potuto percepire dal nostro denaro speso nel gestire gli affari alÂtrui. (5) Mentre Tizio si trovava in mano ai nemici, ne amministrai gli affari, poi fece ritorno: mi compete l’azione di gestione di affari, anche se, nel periodo in cui questi venivano gestiti, erano privi di un referente.
122. D. 3.5.20(21) (Lenel 191)
Infatti anche Servio rispose, come è riferito da Alfeno nel trentanovesimo libro dei digesti: essendo stati catturati tre dai lusitani e uno mandato indietro a condizione che portasse del denaro per tutti e tre e che, se non fosse ritornato, gli altri due avrebbero dato il denaro anche per lui, egli si rifiutò di ritornare e per tale motivo quelli pagarono il deÂnaro anche per il terzo. Servio rispose che fosse equo che il pretore concedesse un’azione contro di lui. (1) Colui che gestisce gli affari ereditari in qualche modo obbliga l’eredità verso di sĂ© e se stesso nei confronti di quella: e perciò non rileva se anche divenga erede un pupillo, poichĂ© quei debiti si trasferiscono a lui insieme agli altri oneri ereditari. (2) Se mentre Tizio era vivo iniziai a gestire i suoi affari, una volta che quello sia morto non devo smettere; tutÂtavia non è necessario che ne intraprenda di nuovi, è necessario portare a termine e salvaÂguardare i vecchi. Come accade quando è morto uno di due soci: infatti qualsiasi attività venga gestita per sbrigare un precedente affare, non importa affatto in quale momento venga portata a compimento, ma in quale momento venga intrapresa. (3) Su tuo mandato Lucio Tizio ha gestito i miei affari: dal momento che costui non ha gestito correttamente, tu sei teÂnuto nei miei confronti con l’azione di gestione d’affari, non solo per garantirmi le tue azioni, ma anche perchĂ© lo hai scelto imprudentemente, in modo tale da riÂspondere nei mei confronti per ogni danno che la sua negligenza ha cagionato.
123. D. 17.1.40 (Lenel 192)
Se io abbia prestato per te una fideiussione in tua presenza e nonostante il tuo divieto non c’è nĂ© l’azione di mandato nĂ© di gestione d’affari; ma taluni reputano che debba essere conÂcessa un’azione utile: con costoro io non sono d’accordo secondo quanto ritiene anche PomÂponio.
124. D. 35.2.41 (Lenel 193)
Dolo carere non videtur, si iam mota quis controversia hereditatis legata sine cautionibus det.
125. D. 50.17.114 (Lenel 194)
In obscuris inspici solere, quod verisimilius est aut quod plerumque fieri solet.
124. D. 35.2.41 (Lenel 193)
Non si considera privo di dolo chi, essendo già sorta una controversia sull’eredità, dia i legati senza esigere cauzioni.
125. D. 50.17.114 (Lenel 194)
Nelle cose oscure si è soliti considerare ciò che è più verosimile o ciò che è solito accadere il più delle volte.
Liber X
[De calumniatoribus (E. IX.36-38)]
126a. D. 3.6.2 = 126b. D. 50.17.115pr. (Lenel 195a)
Quin etiam si quis obligatione liberatus sit, potest videri cepisse: idemque si gratuita pecunia utenda data sit, aut minoris locata venditave res sit. nec refert, ipse pecuniam acceperit an alii dari iusserit vel acceptum suo nomine ratum habuerit.
acceptim F
127. D. 50.17.115.1 (Lenel 195b)
Non potest videri accepisse, qui stipulatus potest exceptione summoveri.
128. D. 3.6.7pr.-1 (Lenel 196)
Si quis ab alio acceperit pecuniam ne mihi negotium faciat, si quidem mandatu meo datum est, vel a procuratore meo omnium rerum, vel ab eo qui negotium meum gerere volebat et ratum habui: ego dedisse intellegor. si autem non mandatu meo alius licet misericordiae causa dederit ne fiat neque ratum habui, tunc et ipsum repetere et me in quadruplum agere posse. (1) Si ut filio familias negotium fieret acceptum est, et patri actio danda est. item si filius familias pecuniam acceperit, ut faceret neÂgotium vel non faceret, in ipsum iudicium dabitur: et si alius non meo mandatu ei dederit ne fiat, tunc etiam ipsum repetere et me in quadruplum agere posse.
meo omnium] meomnium F - negotium S: decogitium F - et] etiam F2
129. D. 3.6.7.2 (Lenel 196)
Cum publicanus mancipia retineret dataque ei pecunia esset quae non deberetur, et ipse ex hac parte edicti in factum actione tenetur.
130. D. 37.15.8 (Lenel 197)
Heres liberti omnia iura integra extranei hominis adversus patronum defuncti habet.
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