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Libro XI [Sulle reintegrazioni (E. X)]

[Ciò che sarà fatto a causa di timore (E. 39)]

131. D. 4.2.4 (Lenel 198)

10 reputo che si debba ammettere anche il timore della servitù e di cose simili.

132. D. 4.2.8 (Lenel 199)

Costoro certamente incorrono anche nella legge Giulia, perchĂ© hanno ricevuto per lo stupro di cui sono venuti a conoscenza. Il pretore tuttavia deve intervenire anche affinchĂ© restitui­scano: infatti, da un lato, è stato fatto secondo un cattivo costume, dall’altro, il pretore non considera se chi ha dato sia un adultero, ma ciò solo, che questo ha ricevuto dopo aver incusso

11 timore della morte. (1) Se riceva denaro chi è in procinto di sottrarre, ove io non glielo dia, i documenti concernenti il mio stato, non si dubita che costringa con il timore più grande, soprattutto se sono già rivendicato in servitù e perduti quei documenti non posso ottenere una pronuncia che mi dichiari libero. (2) In relazione all’ipotesi in cui un uomo, o una donna, abbia dato per non patire uno stupro ha luogo questo editto, giacchĂ© per gli uomini onesti questo timore deve essere maggiore di quello della morte. (3) Non importa se qualcuno abbia temuto queste cose, che abbiamo detto concernere l’editto, per sĂ© o per i suoi figli, dal mo­mento che, in ragione dell’affetto, i genitori sono più atterriti per i figli.

133. D. 4.2.15 (Lenel 200)

Oppure l’azione sarà concessa nei confronti dei rimanenti, in relazione a quanto sia stato conseguito in meno da quello.

134. D. 4.2.21 (Lenel 201)

Se una donna, resasi ingrata nei confronti del suo patrono e sapendosi ingrata, mentre si tro­vava in pericolo in relazione al suo stato, abbia dato o abbia promesso qualcosa al patrono, affinchĂ© non venisse ridotta in servitù: l’editto non trova applicazione, perchĂ© lei stessa si in­cute questo timore.

(1) Il pretore in nessun tempo considererà valido ciò che è stato fatto a causa di timore. (2) Chi ha trasferito il possesso di un fondo non suo, conseguirà insieme ai frutti il quadruplo o il semplice valore non del fondo, ma del possesso: si stima infatti ciò che è necessario restituire, vale a dire ciò che manca: manca d’altra parte il nudo possesso con i ab emptione locatione discedere, videndum est, an nihil sit acti et antiqua obligatio remaneat, an hoc simile sit acceptilationi, quia nulla ex bonae fidei obligatione possimus niti, cum finita sit dum amit­titur: et magis est ut similis species acceptilationis sit, et ideo praetoria, actio nascitur. (5) Si metu co­actus adii hereditatem, puto me heredem effici, quia quamvis si liberum esset noluissem, tamen coactus volui: sed per praetorem restituendus sum, ut abstinendi mihi potestas tribuatur. (6) Si coactus here­ditatem repudiem, duplici via praetor mihi succurrit aut utiles actiones quasi heredi dando aut actio­nem metus causa praestando, ut quam viam ego elegerim, haec mihi pateat.

i�n'psa F - quod abest: abest autem] Mommsen: quod abest autem FPaLa - promisa F - quia est verissimum nec talem promisSionem dotis ullam esse Fb: lust. (Eisele): < > Kruger - 'dfsimile F - ex bonae fidei] post haec contractu ins. notat Kruger - possumus F3PLU - acceptilationis] F3PbLUa: acceptilatione FP - succutit F

135. D. 4.7.5 (Lenel 202a)

vel similem

136. D. 50.17.117 (Lenel 202b)

Praetor bonorum possessorem heredis loco in omni causa habet.

[De dolo malo (E. 40)]

137. D. 4.3.2 (Lenel 203)

vel ab eo res servari poterit,

138. D. 4.3.4 (Lenel 203)

sit actio vel si ab alio res mihi servari potest.

139. D. 4.3.10 (Lenel 204)

id est usque ad duos [aureos], aureos lust. (Lenel): < > Krüger suoi frutti. La qual cosa anche Pomponio. (3) Se la dote è stata promessa con sti­pulazione per timore, non reputo che nasca un’obbligazione, perchĂ© è verissimo che una tale promessa di dote è nulla.

(4) Se per timore sono stato costretto a recedere da una compera o da una locazione, bisogna vedere, se non vi sia nulla di fatto e rimanga l’antica obbligazione, oppure se questo sia simile all’accettilazione, poichĂ© non possiamo fare leva su nessuna ob­bligazione di buona fede, estinguendosi quest’ultima mentre vi si rinuncia: ed è preferibile ritenere che sia una fattispecie simile all’accettilazione, e perciò nasce l’azione pretoria. (5) Se, costretto per timore, ho adito un’eredità, ritengo di essere diventato erede perchĂ©, seb­bene, se fossi stato libero, non lo avrei voluto, tuttavia, sia pur costretto, l’ho voluto; ma devo essere reintegrato dal pretore, in modo tale che mi venga attribuita la facoltà di astenermi. (6) Se io costretto rinunci a un’eredità, il pretore viene in mio aiuto attraverso due vie, o con­cedendo azioni utili come se fossi un erede, oppure assicurandomi l’azione a causa di timore, in modo tale che mi sia accessibile la strada che io abbia scelto.

135. D. 4.7.5 (Lenel 202a)

o una persona simile

136. D. 50.17.117 (Lenel 202b)

Il pretore in ogni circostanza considera il possessore dei beni in luogo dell’erede.

[Sul dolo (E. 40)]

137. D. 4.3.2 (Lenel 203)

oppure la situazione avrebbe potuto da lui essere salvaguardata,

138. D. 4.3.4 (Lenel 203)

vi sia un’azione oppure se la situazione possa essere per me salvaguardata da un altro.

139. D. 4.3.10 (Lenel 204)

cioè fino a due aurei,

140. D. 37.15.6 (Lenel 205)

nec servi corrupti agetur,

141. D. 4.3.12 (Lenel 206)

ne ex dolo suo lucrentur.

142. D. 4.3.14 (Lenel 207)

Quid enim, si impetraverit a [procuratore] petitoris, ut ab eo absolveretur, vel si de tutore mentitus pecuniam accepit, vel alia similia admisit, quae non magnam machinationem exi­gunt?

procuratore lust. (Lenel): < > Krüger

143. D. 4.3.16 (Lenel 208)

Item exigit praetor, ut comprehendatur, quid dolo malo factum sit: scire enim debet actor, in qua re circumscriptus sit, nec in tanto crimine vagari.

scHi“re Fb

144. D. 4.3.18 (Lenel 209)

Arbitrio iudicis in hac quoque actione restitutio comprehenditur: et nisi fiat restitutio, sequitur con­demnatio quanti ea res est. ideo autem et hic et in metus causa actione certa quantitas non adicitur, ut possit per contumaciam suam tanti reus condemnari, quanti actor in litem iuraverit: sed officio iudicis debet in utraque actione taxatione iusiurandum refrenari. (1) Non tamen semper in hoc iudicio arbitrio iudicis dandum est: quid enim si manifestum sit restitui non posse (veluti si servus dolo malo traditus defunctus sit) ideoque protinus condemnari debeat in id quod intersit actoris? (2) Si dominus proprietatis insulam, cuius usus fructus legatus erat, incenderit, non est de dolo actio, quoniam aliae ex hoc oriuntur actiones. (3) De eo qui sciens commodasset pondera, ut venditor emptori merces ad- penderet, Trebatius de dolo dabat actionem. atquin si maiora pondera commodavit, id quod amplius mercis datum est repeti condictione potest, si minora, ut reliqua merx detur ex empto agi potest: nisi si ea condicione merx venit, ut illis ponderibus traderetur, cum ille decipiendi causa adfirmasset se aequa pondera habere. (4) Dolo cuius effectum est, ut lis temporibus legitimis transactis pereat: Tre­batius ait de dolo dandum iudicium, non ut arbitrio iudicis res restituatur, sed ut tantum actor con­sequatur, quanti eius interfuerit id non esse factum, ne aliter observantibus lex circumscribatur. (5) Si servum, quem tu mihi promiseras, alius occiderit, de dolo malo actionem in eum dandam plerique recte putant, quia tu a me liberatus sis: ideoque legis Aquiliae actio tibi denegabitur.

Hin“ hac Fb - tarnten“1 F2 - arbitrio F: arbitrium? Mommsen ex codd. PbLb - restitu�t'i�o' F: res restitui P - actoris Hsi“ dom. Fb - quoniam aliae ex hoc oriuntur actioneHs“ F2: Iust.? (Wlassak) - pondera] iniqua ins.

Mommsen

140. D. 37.15.6 (Lenel 205)

e neppure si agirà per la corruzione del servo,

141. D. 4.3.12 (Lenel 206)

in modo che non lucrino del proprio dolo.

142. D. 4.3.14 (Lenel 207)

Cosa fare, infatti, se abbia con preghiere ottenuto dal procuratore dell’attore di essere nei suoi confronti assolto, oppure se dopo aver mentito in relazione al tutore, ha ricevuto denaro, oppure ha commesso altre cose simili, che non richiedono una grande macchinazione?

143. D. 4.3.16 (Lenel 208)

Parimenti il pretore esige che venga indicato cosa sia stato fatto con dolo: l’attore deve infatti sapere, in che cosa sia stato raggirato, e non essere vago in un’accusa tanto grave.

144. D. 4.3.18 (Lenel 209)

Anche in questa azione è ricompresa la restituzione, secondo la valutazione del giudice: e se non si effettua la restituzione, segue la condanna per il valore della controversia. Per questo motivo, poi, sia qui sia nell’azione a causa di timore non si aggiunge una quantità certa, in modo tale che il convenuto possa essere condannato a causa della sua contumacia a tanto quanto l’attore avrà giurato sulla lite; ma, attraverso l’ufficio del giudice, nell’una e nell’altra azione il giuramento deve essere contenuto attraverso l’indicazione di un limite massimo (1) Non sempre tuttavia in questo giudizio si deve dare secondo la valutazione del giudice: che cosa accade, infatti, se sia manifesto che non si possa restituire (come, per esempio, se il servo consegnato per dolo sia morto) e perciò si debba immediatamente condannare nella misura dell’interesse dell’attore? (2) Se il nudo proprietario abbia incendiato il casamento, il cui usu­frutto era stato disposto per legato, non vi è l’azione di dolo, perchĂ© da ciò traggono origine altre azioni. (3) Trebazio concedeva l’azione di dolo in relazione a chi consapevolmente avesse dato in comodato dei pesi, affinchĂ© il venditore pesasse le merci al compratore.

Eppure, se ha dato in comodato dei pesi maggiorati, si può ripetere con l’azione di ripetizione per intimazione la merce che è stata data in più, se ridotti, si può agire in forza della compera affinchĂ© venga data la merce rimanente: a meno che la merce non sia stata venduta con questa condizione, che fosse consegnata ricorrendo a quei pesi, avendo quello affermato di avere dei pesi esatti allo scopo di ingannare. (4) Per dolo di qualcuno è stato fatto in modo che la lite perisse per il decorso dei termini previsti dalla legge:

- maiura F“ - repetiâ€?t' F - condicioneâ€?m' merx F - sHe“ aequa F2 - penderla“1 F3 - temporibus legitimis] < > Krüger - ne aliter observantibus lex circumscribatur Iust. (Tuor) - de dolo malo actionem] mihi ins. Mommsen

- reHc“te Fb

145. D. 4.3.20 (Lenel 210)

Servus tuus cum tibi deberet nec solvendo esset, hortatu tuo pecuniam mutuam a me accepit et tibi solvit: Labeo ait de dolo malo actionem in te dandam, quia nec de peculio utilis sit, cum in peculio nihil sit, nec in rem domini versum videatur, cum ob debitum dominus acceperit. (1) Si persuaseris mihi nullam societatem tibi fuisse cum eo, cui heres sum, et ob id iudicio absolvi te passus sim: dandam mihi de dolo actionem Iulianus scribit.

deberent"1 F2 - eo] co Fae - absolvite Fb

146. D. 4.3.22 (Lenel 211)

Nam sufficit periurii poena.

147. D. 4.3.25 (Lenel 212)

Cum a te pecuniam peterem eoque nomine iudicium acceptum est, falso mihi persuasisti, tamquam eam pecuniam servo meo aut procuratori solvisses, eoque modo consecutus es, ut consentiente me ab­solveris: quaerentibus nobis, an in te doli iudicium dari debeat, placuit de dolo actionem non dari, quia alio modo mihi succurri potest: nam ex integro agere possum et si obiciatur exceptio rei iudicatae, replicatione iure uti potero.

paterem F - es] est F

148. D. 6.1.7 (Lenel 214)

Si is, qui optulit se fundi vindicationi, damnatus est, nihilo minus a possessore recte petitur, sicut Pedius ait.

149. D. 4.3.27 (Lenel 213a)

dolove malo eius factum est, quo minus pervenerit.

Trebazio afferma che debba essere concessa l’azione di dolo, non per ottenere la restituzione della cosa secondo la valutazione del giudice, ma affinchĂ© l’attore consegua tanto quanto sarà stato il suo interesse a che ciò non venisse fatto, in modo tale che, regolandosi diversa­mente, la legge non venga elusa. (5) Se un altro abbia ucciso il servo, che tu mi avevi pro­messo, i più reputano correttamente che debba essere concessa contro di lui l’azione di dolo, perchĂ© tu saresti stato liberato nei miei confronti: e perciò ti sarà denegata l’azione della legge Aquilia.

145. D. 4.3.20 (Lenel 210)

Essendo il tuo servo tuo debitore e non essendo egli solvibile, su tua esortazione ha da me ricevuto denaro a mutuo e ti ha pagato: Labeone afferma che debba essere concessa l’azione di dolo nei tuoi confronti, perchĂ© non è utile l’azione nei limiti del peculio, non essendoci nulla nel peculio, nĂ© si considera riversato nel patrimonio del padrone, dal momento che il padrone ha ricevuto per il debito. (1) Se tu mi abbia persuaso di non avere avuto alcuna società con quello di cui sono erede, e per questo motivo io abbia permesso che tu venissi assolto in giudizio: Giuliano scrive che debba essermi concessa l’azione di dolo.

146. D. 4.3.22 (Lenel 211)

Infatti è sufficiente la pena per lo spergiuro.

147. D. 4.3.25 (Lenel 212)

Dato che ti chiedevo del denaro e a tale titolo è stato accettato il giudizio, mi hai falsamente persuaso che tu avessi pagato questo denaro al mio schiavo o al procuratore, e in questo modo hai ottenuto con il mio consenso di essere assolto: ponendoci noi la questione se do­vesse essere concesso nei tuoi confronti un giudizio di dolo, parve bene che l’azione di dolo non venisse concessa, perchĂ© si può venire in mio aiuto in un altro modo: infatti posso agire di nuovo e, se venga opposta l’eccezione di cosa giudicata, potrò servirmi secondo il diritto di una replica.

148. D. 6.1.7 (Lenel 214)

Se chi si è offerto per la rivendica di un fondo è stato condannato, nondimeno si chiede cor­rettamente al possessore, come afferma Pedio.

149. D. 4.3.27 (Lenel 213a)

o, per suo dolo, è stato fatto in modo che non gli pervenisse.

150. D. 4.3.29 (Lenel 213b)

Sabinus putat calculi ratione potius quam maleficii heredem conveniri, denique famosum non fieri: ideoque in perpetuum teneri oportere.

[De minoribus viginti quinque annis (E. 41)]

151. D. 4.4.10 (Lenel 215)

nisi ex magna causa hoc a principe fuerit consecutus.

152. D. 4.4.14 (Lenel 216)

Plane quamdiu is qui a minore rem accepit aut heres eius idoneus sit, nihil novi constituendum est in eum, qui rem bona fide emerit, idque et Pomponius scribit.

minore rem] fPVLbU: minorem F: minore La

153. D. 4.4.23 (Lenel 217a)

Cum mandato patris filius familias res administraret, non habet beneficium restitutionis: nam et si alius ei mandasset, non succurreretur, cum eo modo maiori potius consuleretur, cuius damno res sit cessura. sed si eventu damnum minor passurus sit, quia quod praestiterit servare ab eo cuius negotia gessit non potest, quia is non erit solvendo, sine dubio praetor interveniet. si autem ipse dominus minor sit, procurator vero maioris aetatis, non potest facile dominus audiri, nisi si mandatu eius gestum erit nec a procuratore servari res possit. ergo et si [procuratorio] nomine minor circumscriptus sit, imputari debet hoc domino, qui tali commisit sua negotia. idque et Marcello placet.

mandato F1PLU: mandatu F2 - si autem ipse dominus minor sit, procurator vero maioris aetatis (veru maioris Fae)... possit Iust.? (Gradenwitz, Lenel) - possit ergo et si procuratorio] �pos'possit �etsi procuratore observari res possit' ergo et si procuratorio (cognitorio Lenel) F: possit ergo et si a procuratorio Pa

154. D. 4.4.24 pr.-5 (Lenel 217b + 218)

Quod si minor sua sponte negotiis maioris intervenerit, restituendus erit, ne maiori damnum accidat. quod si hoc facere recusaverit, tunc si conventus fuerit negotiorum gestorum, adversus hanc actionem non restituitur: sed compellendus est sic ei cedere auxilio in integrum restitutionis, ut procuratorem eum in rem suam faciat, ut possit per hunc modum damnum sibi propter minorem contingens resarcire. (1) Non semper autem ea, quae cum minoribus geruntur, rescindenda sunt, sed ad bonum et aequum redigenda sunt, ne magno incommodo huius aetatis homines adficiantur nemine cum his contrahente

150. D. 4.3.29 (Lenel 213b)

Sabino reputa che l’erede venga convenuto in ragione del calcolo, piuttosto che del maleficio, e così che non divenga infame: e perciò è necessario che sia tenuto in perpetuo.

[Sui minori di venticinque anni (E. 41)]

151. D. 4.4.10 (Lenel 215)

a meno che non abbia ottenuto questo dal principe per un grave motivo.

152. D. 4.4.14 (Lenel 216)

Chiaramente per tutto il tempo in cui chi ha ricevuto una cosa da un minore oppure il suo erede siano solvibili, non deve essere stabilito nei confronti di chi abbia acquistato in buona fede nulla di nuovo, e ciò scrive anche Pomponio.

153. D. 4.4.23 (Lenel 217a)

Amministrando i beni su mandato del padre il figlio in potestà, non ha il beneficio della rein­tegrazione: infatti anche se un altro gli avesse conferito il mandato, non gli si verrebbe in aiuto, dal momento che in tal modo si provvederebbe piuttosto in favore del maggiore, a danno del quale la cosa dovrebbe ricadere. Ma se per l’accaduto il minore stia per patire un danno, perchĂ© non può recuperare ciò che ha pagato da quello i cui affari ha gestito, non es­sendo questi solvibile, senza dubbio il pretore interverrà. Se poi sia minore lo stesso interes­sato, ma il procuratore di età maggiore, non si può facilmente dare ascolto all’interessato, tranne se sarà stato gestito su suo mandato e la cosa non possa essere recuperata dal procu­ratore. Dunque anche se il minore sia stato circonvenuto in qualità di procuratore, ciò deve essere imputato all’interessato, che affidò i suoi affari ad una tale persona. E ciò sembra bene anche a Marcello.

154. D. 4.4.24 pr.-5 (Lenel 217 + 218)

Se poi il minore sia intervenuto spontaneamente negli affari di un maggiore, dovrà essere reintegrato, affinchĂ© al maggiore non derivi un danno. Se poi abbia rifiutato di fare questo, e se sia stato allora convenuto con l’azione di gestione d’affari, rispetto a questa azione non viene reintegrato: ma deve essere costretto a cedergli il rimedio della reintegrazione, in modo tale da renderlo procuratore nel proprio interesse, affinchĂ© possa in tal modo risarcire il danno a lui occorso a causa del minore. (1) Non sempre poi quegli affari, che sono gestiti con i mi- et quodammodo commercio eis interdicetur, itaque nisi aut manifesta circumscriptio sit aut tam ne­glegenter in ea causa versati sunt, praetor interponere se non debet, (2) Scaevola noster aiebat, si quis iuvenili levitate ductus omiserit vel repudiaverit hereditatem vel bonorum possessionem, si quidem omnia in integro sint, omnimodo audiendus est: si vero iam distracta hereditate et negotiis finitis ad paratam pecuniam laboribus substituti veniat, repellendus est: multoque parcius ex hac causa heredem minoris restituendum esse, (3) Si servus vel filius familias minorem circumscripserit, pater dominusve quod ad eum pervenerit restituere iubendus est, quod non pervenerit ex peculio eorum praestare: si ex neutro satisfiet et dolus servi intervenerit, aut verberibus castigandus aut noxae dedendus erit, sed et si filius familias hoc fecit, ob dolum suum condemnabitur. (4) Restitutio autem ita facienda est, ut unusquisque integrum ius suum recipiat, itaque si in vendendo fundo circumscriptus restituetur, iubeat praetor emptorem fundum cum fructibus reddere et pretium recipere, nisi si tunc dederit, cum eum per­diturum non ignoraret: sicuti facit in ea pecunia, quae ei consumpturo creditur, sed parcius in vendi­tione, quia aes alienum ei solvitur, quod facere necesse est, credere autem non est necesse, nam et si origo contractus ita constitit, ut infirmanda sit, si tamen necesse fuit pretium solvi, non omnimodo emptor damno adficiendus est, (5) Ex hoc edicto nulla propria actio vel cautio proficiscitur: totum enim hoc pendet ex praetoris cognitione,

sua sponte] sua poste F1 (em, m, 3) - accidit F1: accedat U - facerecusaverit F (suppl, f) - auxilio Fâ€?mPâ€?Lâ€?â€?Uâ€?â€?: au- xilioum F“: auxilium PbLbUi - bonumâ€?a' et F - aut tam] autam F (suppl, m, 3): δτε... ραθυμία αύτών μεγάλη â–ˇ: fortasse scr aut admodum Mommsen - neglegenter F2 - vel repudiaverit hereditatem vel] lust, (Gradenwitz) - laboribuHs“ substituHt“i F2- pater] patea F1 - restituere (restitere altero loco) i. e. q. n. pervenerit bis F“: om, PV'- berberibus F1 - noxat F1 - condemnabitur] noxae dedetur? Lenel - integrum] F2Pb: in integrum F1PaLU: ή άποκατάστασις έκάστφ περιποιεΐ τό ’ίδιον δίκαιον B - restituetur] FbPU: restitueretur Fâ€?L - tunc] tuno F1 - ei] si F1 - credâ€?r’eâ€?d’re F

155. D. 4.4.26 (Lenel 219)

Quod si de speciali mandatu dubitetur, cum restitutio postuletur, interposita stipulatione ratam rem dominum habiturum rei potest mederi. (1) Quod si is, qui circumscripsisse dicitur, absit, defensor eius satis iudicatum solvi dare debebit.

postuletur] FemPa: postuleretur F“: postularetur VLU - ratam om. Fa - poHteHst F3

[De capite minutis (E. 42)]

156. D. 4.5.3 (Lenel 220)

Liberos qui adrogatum parentem sequuntur placet minui caput, cum in aliena potestate sint et cum familiam mutaverint. (1) Emancipato filio et ceteris personis capitis minutio manifesto accidit, cum nori, devono essere rescissi, ma vanno ricondotti al buono e all’equo, affinchĂ© gli uomini di questa età non siano colpiti da grave pregiudizio, non contraendo nessuno con loro e in certo qual modo non venga loro interdetto il commercio. E così, a meno che la circonvenzione non sia manifesta o non si siano comportati in quella vicenda in modo particolarmente ne­gligente, il pretore non deve interporsi. (2) Il nostro Scevola affermava: se qualcuno, spinto dalla leggerezza giovanile, abbia omesso il compimento degli atti necessari o rifiutato un’ere­dità o il possesso dei beni, se certamente tutte le cose si trovino nel pristino stato, deve essere in ogni modo ascoltato: ma se, essendo già venduta l’eredità e portati a termine i negozi, egli miri al denaro approntato grazie alle fatiche del sostituto, deve essere respinto; e in forza di tale causa l’erede del minore dovrà essere reintegrato in modo molto più parco. (3) Se un servo o un figlio in potestà abbiano raggirato un minore, si deve ordinare al padre o al pa­drone di restituire ciò che sarà a lui pervenuto e di prestare dal loro peculio ciò che non sarà pervenuto; se non sarà soddisfatto da nessuna delle due cose e sia intervenuto dolo da parte del servo, dovrà essere punito con la fustigazione o dato a nossa. Ma anche se lo ha commesso un figlio in potestà, sarà condannato per il suo dolo. (4) La reintegrazione poi deve essere fatta in modo tale che ciascuno recuperi integro il suo diritto. E così se venga reintegrato chi è stato raggirato nella vendita di un fondo, il pretore ordini al compratore di restituire il fondo con i frutti e di ricevere indietro il prezzo, a meno che allora non lo abbia pagato nonostante non ignorasse che quello lo avrebbe dissipato: come fa con riferimento a quel denaro che viene dato in prestito a quello che è in procinto di consumarlo, ma in modo più parco con ri­ferimento alla vendita, perchĂ© gli viene pagato un debito, il che è necessario fare, mentre non è necessario dare in prestito. Infatti anche se l’origine del contratto ha un fondamento tale da dover essere infirmata, se tuttavia è stato necessario che il prezzo venisse pagato, il com­pratore non in ogni caso deve subire il danno. (5) Da questo editto non deriva nessuna parti­colare azione o cauzione: tutto questo infatti dipende dalla cognizione del pretore.

155. D. 4.4.26 (Lenel 219)

Se poi, quando venga chiesta la reintegrazione, si dubiti in relazione a un mandato speciale, si può porre rimedio alla situazione attraverso l’interposizione della stipulazione che l’inte­ressato ratificherà quanto compiuto. (1) Se poi sia assente colui il quale si dice che abbia cir­convenuto, il suo difensore dovrà prestare stipulazione di garanzia che il giudicato sarà adempiuto.

[Su quelli che hanno subito un mutamento di stato (E. 42)]

156. D. 4.5.3 (Lenel 220)

Pare bene che i figli che seguono l’ascendente arrogato subiscano un mutamento di stato, trovandosi in potestà di un altro e avendo cambiato famiglia. (1) Manifestamente si verifica emancipari nemo possit nisi in imaginariam servilem causam deductus: aliter atque cum servus ma­numittitur, quia servile caput nullum ius habet ideoque nec minui potest:

HmHinui F3- etmancipato F (em. f) - ideoHq.H F2

157. D. 4.5.5 (Lenel 221)

Amissione civitatis fit capitis minutio, ut in aqua et igni interdictione. (1) Qui deficiunt, capite mi­nuuntur (deficere autem dicuntur, qui ab his, quorum sub imperio sunt, desistunt et in hostium nu­merum se conferunt): sed et hi, quos senatus hostes iudicavit vel lege lata: utique usque eo, ut civitatem amittant. (2) Nunc respiciendum, quae capitis deminutione pereant: et primo de ea capitis deminu­tione, quae salva civitate accidit, per quam publica iura non interverti constat: nam manere magistra­tum vel senatorem vel iudicem certum est.

qui] que F1 - res�ci'piciendum F: rescipiendum P

158. D. 4.5.7 (Lenel 222a)

Tutelas etiam non amittit capitis minutio exceptis his, quae in iure alieno personis positis deferuntur, igitur testamento dati vel ex lege vel ex senatus consulto erunt nihilo minus tutores: sed legitimae tutelae ex duodecim tabulis intervertuntur eadem ratione, qua et hereditates exinde legitimae, quia adgnatis deferuntur, qui desinunt esse familia mutati. ex novis autem legibus et hereditates et tutelae plerumque sic deferuntur, ut personae naturaliter designentur: ut ecce deferunt hereditatem senatus consulta matri et filio. (1) Iniuriarum et actionum ex delicto venientium obligationes cum capite am­bulant. (2) Si libertate adempta capitis deminutio subsecuta sit, nulli restitutioni adversus servum locus est, quia nec praetoria iurisdictione ita servus obligatur, ut cum eo actio sit: sed utilis actio ad­versus dominum danda est, ut Iulianus scribit, et nisi in solidum defendatur, permittendum mihi est in bona quae habuit mitti. (3) Item cum civitas amissa est, nulla restitutionis aequitas est adversus eum, qui amissis bonis et civitate relicta nudus exulat.

quae... positis] quae iure agnationis proximis potissimum (Cuiacius) - nihiLo^minus F2- tutelae om. F1 - duodecem F“- interverturtur F“ - ex novis... deferunt (deferHunHt F2) hereditatem senatus consulta matri et filio] lust. aut certe pro et hereditates et tutelae leg. hereditates (Lenel) - HcaHpite F2 - subsecuta�s' sit F - bonis e�s't F - exulat] exulta Fa�

159. D. 50.16.21 (Lenel 222b)

Princeps �bona’ concedendo videtur etiam obligationes concedere.

concedend�a'o Fb

un mutamento di stato quando vengono emancipati il figlio e le rimanenti persone, non po­tendo nessuno essere emancipato senza essere ridotto in una fittizia condizione servile; di­versamente da quando si manomette un servo, perchĂ© la persona in condizione servile non ha alcun diritto e perciò non può neppure subire un mutamento di stato:

157. D. 4.5.5 (Lenel 221)

Con la perdita della cittadinanza si verifica un mutamento di stato, come nel caso dell’inter­dizione dall’acqua e dal fuoco. (1) Coloro i quali defezionano, subiscono un mutamento di stato (si dicono poi defezionare coloro i quali abbandonano quelli sotto il cui comando si tro­vano e si portano nel novero dei nemici); ma anche quelli che il senato o una legge approvata hanno giudicato come nemici: al punto da perdere la citta­dinanza. (2) Adesso bisogna prendere in considerazione quali cose vengano meno con il mu­tamento di stato; e in primo luogo a proposito di quel mutamento di stato, che si verifica conservando la cittadinanza, per mezzo del quale consta che non vengano tolti i diritti pub­blicistici: infatti è certo che permanga magistrato o senatore o giudice.

158. D. 4.5.7 (Lenel 222a)

Il mutamento di stato non fa perdere neppure le tutele, eccetto quelle che sono conferite a persone sottoposte al diritto altrui. Quindi quelli dati per testamento, per legge o per sena- toconsulto saranno nondimeno tutori: ma le tutele legittime derivanti delle dodici tavole sono revocate per la stessa ragione, per cui lo sono anche le eredità legittime derivanti dalle stesse, perchĂ© sono conferite agli agnati che smettono di essere tali dopo aver subito un cam­biamento in relazione alla famiglia. Poi in forza di nuove leggi sia le eredità sia le tutele il più delle volte sono conferite così, in modo tale che le persone vengano designate sulla base di vincoli naturali: come, ecco, i senatoconsulti conferiscono l’eredità alla madre e al figlio. (1) Le obbligazioni per le ingiurie e per le azioni che scaturiscono da un delitto transitano con la persona. (2) Se il mutamento di stato sia conseguenza della perdita della libertà, non ha luogo alcuna reintegrazione nei confronti del servo, perchĂ© neppure in forza della giurisdi­zione pretoria il servo si obbliga in modo tale che vi sia un’azione nei suoi confronti; ma deve essere concessa un’azione utile nei confronti del padrone, come scrive Giuliano, e a meno che non sia difeso per l’intero, mi deve essere permessa l’immissione nel possesso dei beni che ha avuto. (3) Parimenti quando viene persa la cittadinanza, non vi è alcuna equa riente- grazione nei confronti di chi, persi i beni e lasciata la cittadinanza va in esilio privo di ogni cosa.

159. D. 50.16.21 (Lenel 222b)

Si considera che il principe concedendo �i beni’ conceda anche le obbligazioni.

160. D. 4.5.9 (Lenel 223)

ut quandoque emancipata agat.

161. D. 41.1.42 (Lenel 224)

Substitutio, quae nondum competit, extra bona nostra est.

162. D. 44.7.40 (Lenel 225)

Hereditariarum actionum loco habentur et legata, quamvis ab herede coeperint.

coeperint Fa

160. D. 4.5.9 (Lenel 223)

In modo tale che la figlia, una volta emancipata, possa agire.

161. D. 41.1.42 (Lenel 224)

La sostituzione, che ancora non compete, è al di fuori dei nostri beni.

162. D. 44.7.40 (Lenel 225)

Sono considerati in luogo di azioni ereditarie anche i legati, sebbene abbiano avuto inizio dall’erede.

Liber XII

[Quod eo auctore qui tutor non fuerit (gestum [?]) esse dicatur (E. 43)]

163. D. 27.6.2 (Lenel 236a)

�Si id’, inquit, �actor ignoraverit’. Labeo: et si dictum sit ei et bona fide non crediderit.

164. D. 27.6.4 (Lenel 236b)

Minori viginti quinque annis succurretur, etiamsi scierit.

165. D. 27.6.6 (Lenel 236c)

Pupilli scientia, computanda non est, tutoris eius computanda est: utique etsi pupillo cautum sit, melius dicitur rem suam restitui pupillo quam incertum cautionis eventum eum spectare: quod et Iulianus, si alias circumventus sit pupillus, respondit.

utique] si pupillo cautum est: sed ins. Mo.

166. D. 27.6.8 (Lenel 237)

et ideo si nihil aut non totum servatum sit, in reliquos non denegandam in id quod deest Sabinus scri­bit.

denegandam: fuerit dandam (Kruger)

[Ex quibus causis maiores viginti quinque annis in integrum restituuntur (E. 44)]

167. D. 4.6.6 (Lenel 226)

ut sunt magistratus.

uHtH sunt Fb

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Source: Beggiato Martina et alii (eds.). Iulius Paulus: Ad edictum libri IV-XVI. Roma – Bristol: L'Erma di Bretschneider,2022. — 380 p.. 2022

More on the topic Libro XI [Sulle reintegrazioni (E. X)]:

  1. Libro XI [Sulle reintegrazioni (E. X)]
  2. Libro XIII [Sulle assunzioni (E. XI)]
  3. Libro XIII [Sulle assunzioni (di un impegno) (E. XI)]
  4. Libro XII Nel dodicesimo libro la trattazione del giurista si sofferma sugli editti quod eo auctore qui tutor non fuerit (gestum [?]) esse dicatur (E. 43), ex quibus causis maiores viginti quinque annis in integrum restituuntur (E. 44), de lite restituenda (E. 45), de alienatione iudicii mutandi causafacta (E. 46), de restitutione heredum (E. 47 [?])[480].
  5. Libro V [Sulla proposizione della domanda giudiziale (E. VI.14-16)]
  6. Libro X [Sui calunniatori (E. IX.36-38)]
  7. Libro XIV [Sulla dazione dei garanti (E. XII.51)]
  8. Libro XVI [Sul testamento contrario ai doveri verso i congiunti]
  9. Libro X [Sui calunniatori (E. IX.36-38)]
  10. Libro XV [Per quali cause non è opportuno che vi sia un giudizio preliminare (E. XIV)]
  11. Libro VI [Sui vadimoni (E. VII.17-24), 1]
  12. Libro IV [Sulla chiamata in giudizio (E. V)]
  13. Libro VI [Sui vadimoni (E. VII. 17-24), 1]