Libro XII [Ciò che si dica essere stato (fatto [?]) con l’autorizzazione di chi non sia stato tutore (E. 43)]
163. D. 27.6.2 (Lenel 236a)
â€?Se ciò', dice, â€?l’attore abbia ignorato'. Labeone: anche se gli sia stato detto e in buona fede non lo abbia creduto.
164. D. 27.6.4 (Lenel 236b)
Si presterà soccorso al minore di venticinque anni, anche se abbia saputo.
165. D. 27.6.6 (Lenel 236c)
Non si deve tenere conto della conoscenza del pupillo, si deve tenere conto di quella del suo tutore: in ogni caso anche se sia stata prestata stipulazione di garanzia a favore del pupillo, si dice meglio che al pupillo sia restituita la propria cosa, piuttosto che egli aspetti l’incerto esito della stipulazione di garanzia; la qual cosa rispose anche Giuliano, se il pupillo sia stato altriÂmenti circonvenuto.
166. D. 27.6.8 (Lenel 237)
E perciò se non sia stato conseguito nulla o non tutto, Sabino scrive che nei confronti dei riÂmanenti non si deve denegare l’azione per ciò che manca.
[Per quali cause i maggiori di venticinque anni vengono reintegrati (E. 44)]
167. D. 4.6.6 (Lenel 226) come i magistrati.
168. D. 4.6.13 (Lenel 227)
Recte Labeo ait eum non contineri, qui liber et heres institutus sit, antequam sit heres, quia nec bona habeat et praetor de liberis hominibus loquatur. (1) Puto tamen filius familias in castrensi peculio perÂtinere ad hoc edictum.
eâ€?s't heres F2 - tamen] etiam Mommsen (cf. Krüger).
169. D. 4.6.16 (Lenel 228)
Non enim neglegentibus subvenitur, sed necessitate rerum impeditis. totumque istud arbitrio praetoris temperabitur, id est ut ita demum restituat, si non neglegentia, sed temporis angustia non potuerunt litem contestari.
170. D. 4.6.18 (Lenel 229)
Sciendum est, quod in his casibus restitutionis auxilium maioribus damus in quibus rei dumtaxat perÂsequendae gratia queruntur, non cum et lucri faciendi ex alterius poena vel damno auxilium sibi imÂpertiri desiderant.
Sciendum est quod (!) in his casibus] Tribonianus indicatur scribendi genere (Lenel)
171. D. 2.8.6 (Lenel 230)
Quotiens vitiose cautum vel satisdatum est, non videtur cautum.
172. D. 4.6.22 (Lenel 231)
Ergo sciendum est non aliter hoc edictum locum habere, quam si amici eius interrogati fuerint, an deÂfendant, aut si nemo sit, qui interrogari potest. ita enim absens defendi non videtur, si actor ultro inÂterpellat nec quisquam defensioni se offerat: eaque testatione complecti oportet. (1) Sicut igitur damno eos adfici non vult, ita lucrum facere non patitur. (2) Quod edictum etiam ad furiosos et infantes et ciÂvitates pertinere Labeo ait.
vide�re'tur Fb - eos om. Fa
173. D. 41.3.8 (Lenel 232)
Labeo Neratius responderunt ea, quae servi peculiariter nancti sunt, usucapi posse, quia haec etiam ignorantes domini usucapiunt: idem Iulianus scribit. (1) Sed eum, qui suo nomine nihil usucapere poÂtest, ne per servum quidem posse Pedius scribit.
usucapi] ab infante quoque et fuorioso ante usucapi suppl. Mo. (cf D. 41.2.1.5)
168. D. 4.6.13 (Lenel 227)
Correttamente Labeone afferma che non è ricompreso chi sia stato liberato e istituito erede, prima che sia erede, perchĂ© non ha beni e il pretore parla di uomini liberi. (1) Reputo tuttavia che questo editto riguardi il figlio in potestà per quanto concerne il peculio castrense.
169. D. 4.6.16 (Lenel 228)
Non si viene infatti in aiuto delle persone negligenti, ma di quanti, per uno stato di necessità, hanno subito un impedimento. E tutto ciò sarà temperato dalla valutazione del pretore, vale a dire in modo che reintegri solamente se, non per negligenza, ma per la ristrettezza del tempo, non hanno potuto procedere alla contestazione della lite.
170. D. 4.6.18 (Lenel 229)
Bisogna sapere che diamo ai maggiori l’ausilio della reintegrazione nei casi in cui lo chiedono con finalità meramente reipersecutoria, non quando desiderano che l’ausilio venga loro conÂcesso anche per conseguire un lucro dalla pena o dal danno di un altro.
171. D. 2.8.6 (Lenel 230)
Tutte le volte in cui è stata prestata una cauzione o una satisdazione viziata, non si ritiene che si sia garantito.
172. D. 4.6.22 (Lenel 231)
Bisogna dunque sapere che questo editto ha luogo non altrimenti che se sia stato chiesto agli amici di colui che è assente se lo difendano, o se non vi sia nessuno a cui possa essere chiesto. Così infatti l’assente si considera non difeso, se l’attore lo richieda di propria iniziativa e nessuno si offra per la difesa: ed è necessario che queste cose vengano ricomprese in un’attestazione. (1) Come dunque non vuole che patiscano un danno, così non permette che ottengano un lucro. (2) Labeone afferma che questo editto concerne anche i furiosi, gli infanti e le città.
173. D. 41.3.8 (Lenel 232)
Labeone e Nerazio risposero che si potessero usucapire le cose che i servi hanno ottenuto attraverso il peculio, perchĂ© i padroni usucapiscono queste cose anche senza esserne a conoÂscenza: lo stesso scrive Giuliano. (1) Ma Pedio scrive che chi non può usucapire nulla in suo nome, non possa certamente farlo neppure attraverso un servo.
174. D. 4.6.24 (Lenel 233)
Sed et ad eos pertinet, qui conventi frustrantur et qualibet tergiversatione et sollertia efficiunt, ne cum ipsis agi possit.
175. D. 4.6.27 (Lenel 234)
Et sive quid amiserit vel lucratus non sit, restitutio facienda est, etiamsi non ex bonis quid amissum sit.
lucratis F1
176. D. 4.6.30 (Lenel 235)
Cum miles qui usucapiebat decesserit et heres impleverit usucapionem, aequum est rescindi quod postea usucaptum est, ut eadem in heredibus, qui in usucapionem succedunt, servanda sint: quia possessio defuncti quasi iniuncta descendit ad heredem et plerumque nondum hereditate adita completur. (1) Si is, qui rei publicae causa afuit, usucepit et post usucapionem alienaverit rem, restitutio facienda erit et licet sine dolo afuerit et usuceperit, lucro eius occurri oportet.
item ex reliquis omnibus causis restiÂtutio facienda erit, veluti si adversus eum pronuntiatum sit.servandHda“ Fb - quasiuncta F1
[De lite restituenda (E. 45)]
177. D. 6.1.8 (Lenel 238)
Pomponius libro trigensimo sexto probat, si ex aequis partibus fundum mihi tecum communem tu et Lucius Titius possideatis, non ab utrisque quadrantes petere me debere, sed a Titio, qui non sit dominus, totum semissem. aliter atque si certis regionibus possideatis eum fundum: nam tunc sine dubio et a te et a Titio partes fundi petere me debere: quotiens enim certa loca possidebuntur, necessario in his aliÂquam partem meam esse: et ideo te quoque a Titio quadrantem petere debere. quae distinctio neque in re mobili neque in hereditatis petitione locum habet: nunquam enim pro diviso possideri potest.
petitioni F (em. f)
174. D. 4.6.24 (Lenel 233)
Ma concerne anche coloro i quali, dopo essere stati convenuti, tengono condotte dilatorie e attraverso qualsivoglia tergiversazione e astuzia fanno in modo che non si possa agire contro di loro.
175. D. 4.6.27 (Lenel 234)
La reintegrazione va fatta sia che abbia perso qualcosa, sia che non abbia guadagnato, anche se non sia andato perduto nessuno dei suoi beni.
176. D. 4.6.30 (Lenel 235)
Essendo deceduto il militare che usucapiva e avendo l’erede completato l’usucapione, è equo che venga rescisso ciò che è stato usucapito dopo, in modo tale che le stesse cose vengano osservate con riferimento agli eredi che succedono nell’usucapione: perchĂ© il possesso del defunto si trasmette all’erede come se fosse unito al suo e il più delle volte si completa quando l’eredità non è stata ancora adita. (1) Se ha usucapito chi è stato assente per un interesse pubÂblico e dopo l’usucapione abbia alienato la cosa, dovrà farsi la reintegrazione e, sebbene sia stato assente senza dolo e abbia usucapito, è necessario che si ponga rimedio al suo lucro.
Parimenti dovrà farsi la reintegrazione sulla base di tutte le rimanenti cause, come per esemÂpio se sia stata emanata una pronuncia contro di lui.[Sulla reintegrazione che deve essere fatta in relazione alla lite (E. 45)]
177. D. 6.1.8 (Lenel 238)
Pomponio nel trentaseiesimo libro approva che, se tu e Lucio Tizio possediate il fondo in comunione tra me e te in parti uguali, io non debba chiedere la quarta parte all’uno e all’altro, ma l’intera metà a Tizio, che non è proprietario. Diversamente, invece, se possediate questo fondo in appezzamenti determinati: allora, infatti, senza dubbio io devo chiedere le parti del fondo sia a te sia a Tizio: quante volte infatti saranno posseduti dei luoghi determinati, neÂcessariamente in questi qualche parte è mia: e perciò anche tu devi chiedere a Tizio la quarta parte. Tale distinzione non ha luogo nĂ© in relazione a una cosa mobile, nĂ© in relazione alla petizione di eredità: giammai infatti si può possedere per parti individuate.
[De alienatione iudicii mutandi causa facta (E. 46)]
178. D. 4.7.8 (Lenel 239a)
Ex hoc edicto tenetur et qui rem exhibet, si arbitratu iudicis pristinam iudicii causam non restituit. (1) Ait praetor: â€?quaeve alienatio iudicii mutandi causa facta erit’: id est si futuri iudicii causa, non eius quod iam sit. (2) Alienare intellegitur etiam qui alienam rem vendidit. (3) Sed heredem instituendo vel legando si quis alienet, huic edicto locus non erit. (4) Si quis alienaverit, deinde receperit, non teÂnebitur hoc edicto. (5) Qui venditori suo redhibet, non videtur iudicii mutandi causa abalienare,
id est si] id est sisi F - Pudicii“1 causa F2 - si �qi'quis F
179? D. 4.7.10* (Lenel 239b)
Nam et si obligatus solvero quod a me petere velles, huic edicto locus non erit. (1) Si tutor pupilli vel adgnatus furiosi alienaverint, utilis actio competit, quia consilium huius fraudis inire non possunt.
* Ulpianus inscr. F
[De restitutione heredum (E. 47 [?])]
180. D. 50.17.120 (Lenel 240)
Nemo plus commodi heredi suo relinquit, quam ipse habuit.
[Sull’alienazwne posta in essere allo scopo di mutare il giudizio (E. 46)]
178. D. 4.7.8 (Lenel 239a)
In base a questo editto è tenuto anche chi esibisce la cosa, se, secondo la valutazione del giuÂdice, non ripristina le originarie condizioni del giudizio. (1) Afferma il pretore: â€?o un’alienaÂzione che sarà fatta allo scopo di mutare un giudizio’: vale a dire in vista di un futuro giudizio, non di quello già instaurato. (2) Si considera alienare anche chi ha venduto la cosa altrui. (3) Ma se qualcuno alieni istituendo un erede o disponendo un legato, non vi sarà luogo per queÂsto editto. (4) Se qualcuno abbia alienato, poi abbia recuperato, non sarà tenuto in base a questo editto. (5) Chi restituisce al suo venditore, non si considera alienare allo scopo di muÂtare il giudizio,
179? D. 4.7.10 (Lenel 239b)
Infatti anche se obbligato io avrò pagato ciò che tu vorresti chiedermi, non vi sarà luogo per questo editto. (1) Se il tutore di un pupillo o l’agnato di un furioso abbiano alienato, compete un’azione utile, perchĂ© essi non possono assumere la decisione di questa frode.
[Sulla reintegrazione degli eredi (E. 47 [?])]
180. D. 50.17.120 (Lenel 240)
Nessuno lascia al suo erede un vantaggio maggiore di quello che egli stesso ha avuto.
Liber XIII
[De receptis (E. XI)]
[Qui arbitrio receperint, ut sententiam dicant (E. 48)]
181. D. 4.8.4 (Lenel 241)
Nam magistratus superiore aut pari imperio nullo modo possunt cogi: nec interest ante an in ipso maÂgistratu arbitrium susceperint. inferiores possunt cogi.
in om. F
182. D. 4.8.8 (Lenel 242)
Sed si ita compromissum sit, ut vel alterutrius sententia valeat, Titium cogendum.
183. D. 4.8.10 (Lenel 243)
vel alium arbitrum.
184. D. 4.8.16 (Lenel 244)
et si qua alia incommoditas ei post arbiterium susceptum incidat. sed in causa valetudinis similibusve causa cognita differre cogitur. (1) Arbiter iudicii sui nomine, quod publicum aut privatum habet, exÂcusatus esse debet a compromisso, utique si dies compromissi proferri non potest: quod si potest, quare non cogat eum, cum potest, proferre? quod sine ulla distinctione ipsius interdum futurum est. si tamen uterque velit eum sententiam dicere, an, quamvis cautum non sit de die proferenda, non alias impetret, quia iudicium habet, ne cogatur, quam si consentiat denuo in se compromitti? haec scilicet si dies exiÂtura est.
distinctione] districtione dett.: distractione P
185. D. 4.8.19 (Lenel 245)
Qualem autem sententiam dicat arbiter, ad praetorem non pertinere Labeo ait, dummodo dicat quod ipsi videtur, et ideo si sic fuit in arbitrum compromissum, ut certam sententiam dicat, nullum esse arÂbitrium, nec cogendum sententiam dicere Iulianus scribit libro quarto digestorum. (1) Dicere autem sententiam existimamus eum, qui ea mente quid pronuntiat, ut secundum id discedere eos a tota con-
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- Libro XV [Per quali cause non è opportuno che vi sia un giudizio preliminare (E. XIV)]
- Libro XII Nel dodicesimo libro la trattazione del giurista si sofferma sugli editti quod eo auctore qui tutor non fuerit (gestum [?]) esse dicatur (E. 43), ex quibus causis maiores viginti quinque annis in integrum restituuntur (E. 44), de lite restituenda (E. 45), de alienatione iudicii mutandi causafacta (E. 46), de restitutione heredum (E. 47 [?])[480].
- Libro XIV [Sulla dazione dei garanti (E. XII.51)]
- Libro XIV [Sulla dazione dei garanti (E. XII. 51)]
- Libro V [Sulla proposizione della domanda giudiziale (E. VL14-16)] [Che non propongano domanda giudiziale in favore di altri (E. 15)]
- Libro X [Sui calunniatori (E. IX.36-38)]
- Libro XI [Sulle reintegrazioni (E. X)]
- Libro XI [Sulle reintegrazioni (E. X)]
- Libro VI [Sui vadimoni (E. VII. 17-24), 1]
- Libro XIII [Sulle assunzioni (di un impegno) (E. XI)]
- Libro V [Sulla proposizione della domanda giudiziale (E. VI.14-16)]
- Libro VIII [Sui cognitori, sui procuratori e sui difensori (E. VIII.1)] [Sui cognitori]
- After having treated, in the first two chapters, the problems of mandatory norms — rules and principles — and of power-conferring rules, purely constitutive rules and definitions, we will now set out to examine permissive sentences.
- Libro IX [Sui cognitori, sui procuratori e sui difensori (E. VIII.1)] [Sui procuratori e sui difensori]
- Libro X [Sui calunniatori (E. IX.36-38)]
- Libro VII [Sui vadimoni (E. VII.17-24), 2]
- Libro XIII [Sulle assunzioni (E. XI)]
- Libro IV [Sulla chiamata in giudizio (E. V)]